Conferenza – Arte come rivelazione dell’inivisibile

“Arte come rivelazione dell’invisibile. oltre ciò che non si vede” – A cura di Alberto Moioli

La storia dell’arte ci insegna che ogni opera ha una parte di sé nascosta, invisibile, che sfida lo sguardo e invita a una riflessione più profonda. In questa conferenza, non ci limiteremo a guardare le immagini, ma esploreremo ciò che non si vede. Perché, in fondo, è proprio ciò che non è immediatamente visibile a parlare più forte di qualsiasi forma.

Arte come rivelazione dell’invisibile è un percorso che ci guida attraverso i secoli e le diverse forme espressive, da fotografie iconiche a dipinti senza tempo, per scoprire la potenza di ciò che si cela dietro ogni immagine. Esploreremo la fotografia come linguaggio che rivela storie invisibili, dalla grande depressione alle sfumature più intime della condizione umana. Ma non solo: ci addentreremo anche nel mondo della pittura, dove i maestri ci hanno insegnato a guardare oltre la superficie, a decifrare il linguaggio simbolico che si nasconde dietro ogni pennellata, ogni ombra, ogni luce.

In ogni immagine c’è un mondo di significati nascosti. È questa ricerca del “non visibile” che caratterizza le grandi opere, che invitano lo spettatore a fermarsi, a riflettere, a interrogarsi. Come possiamo guardare le opere d’arte in modo che non siano solo forme estetiche, ma anche stimoli per comprendere meglio la nostra condizione, la nostra esistenza? Come può l’arte aiutarci a scoprire l’inaspettato e a rivelarci aspetti di noi stessi che non avremmo mai immaginato?

Attraverso una narrazione che abbraccia il mondo della fotografia e della pittura, la conferenza invita ad un’esperienza di scoperta. Non si tratta di riconoscere semplicemente il visibile, ma di imparare a guardare più a fondo, a comprendere il linguaggio nascosto che sta dietro ogni opera. In un mondo dove tutto sembra essere già visto, l’arte continua a sorprenderci, a regalarci nuove possibilità di comprensione.

Questa conferenza non è solo una riflessione sulle immagini, ma un invito a cambiare il nostro modo di guardare e di interpretare il mondo che ci circonda. Un viaggio che ci porterà a scoprire che, a volte, ciò che veramente conta non è ciò che si vede, ma ciò che rimane silenziosamente nascosto, pronto a rivelarsi quando siamo disposti ad aprire gli occhi e la mente.

Arte come rivelazione – Alberto Moioli

 

L’approfondimento

L’arte contemporanea tra luce e ombra: riflessioni sulla condizione umana

Non è facile parlare di arte oggi. In un mondo sempre più frenetico, dove le certezze svaniscono sotto il peso dell’incertezza e della frammentazione, l’arte sembra tornare ad assurgere a un ruolo di specchio, non più di una società, ma dell’anima stessa dell’uomo. Da sempre la bellezza e il dubbio si sono intrecciati nella storia dell’arte, come un filo sottile che lega le intuizioni del passato alle angosce del presente. E se i grandi maestri del passato, da Caravaggio a Botticelli, parlavano di luce come simbolo di speranza, oggi, come vediamo in artisti come Beksinski e Claudio Parmiggiani, la luce diventa più rarefatta, più tormentata, ma altrettanto necessaria.

Guardiamo Caravaggio, il pittore che ha fatto della luce la sua ossessione. Il suo “Davide con la testa di Golia” non è solo una raffigurazione della vittoria sul male, ma anche un atto di confessione e di ricerca di salvezza.

La luce, che nelle sue opere investe i corpi come un angelo, sembra scaturire dal cuore stesso del dramma umano, dove la luce è sempre presente, ma spesso velata dal dolore e dalla colpa. Eppure, è proprio quella luce che ci permette di intravedere la via della redenzione.

Caravaggio ci interroga su un punto fondamentale: cos’è l’uomo se non un essere intrinsecamente tormentato dalla propria condizione, alla ricerca incessante di un senso più profondo?

La decollazione di San Giovanni – Caravaggio

In parallelo a Caravaggio, c’è l’inquietudine di Beksinski, il pittore polacco che ha dipinto i nostri incubi più profondi. In un mondo che sembra aver perso il suo legame con il sacro e il trascendente, Beksinski non ci fornisce risposte, ma semplicemente immagini, visioni di apocalissi interiori, di un’umanità in perenne smarrimento. Le sue opere non sono soltanto paure, ma anche una riflessione sul nostro vivere contemporaneo, dove l’animo sembra spezzato in mille pezzi, senza un centro stabile. Eppure, la forza di queste visioni è la loro potenza evocativa, che ci spinge a confrontarci con l’ignoto, ma anche con la nostra inevitabile fragilità.

E poi c’è il giudizio di Botticelli, che ci offre una figura di Sant’Agostino che si contorce nel suo studio, la testa china su un libro, ma gli occhi che guardano oltre, verso qualcosa di incomprensibile. Con lui, l’arte rinascimentale ci offre una possibilità: quella della ricerca della verità attraverso la conoscenza, la riflessione, ma soprattutto il perdono. Le opere di Botticelli, come quella di Sant’Agostino con la bambina sulla spiaggia, ci raccontano un altro volto della spiritualità, quello di chi non si arrende mai alla disperazione, ma cerca nel dialogo tra l’umano e il divino la sua redenzione.

[Arte come rivelazione – conferenza di Alberto Moioli]

Eppure, mentre gli artisti del passato sembravano tracciare percorsi di salvezza, l’arte contemporanea è diventata il luogo del dubbio, della delocazione. È qui che entra in gioco Claudio Parmiggiani, che, con la sua opera che ci parla del vuoto che pervade l’animo umano, un vuoto che non è solo fisico, ma anche esistenziale. La delocazione è il simbolo di una società che ha perso il suo centro di gravità, che si è smarrita, ma che proprio in questo smarrimento potrebbe scoprire una nuova possibilità di rinascita.

Nella perdita di riferimenti, nell’incombere di una realtà disorientante, Parmiggiani ci invita a non temere il cambiamento, ma a abbracciarlo, perché solo attraverso il movimento e la trasformazione si può forse trovare una nuova identità, una nuova speranza.

Non possiamo più fare affidamento su risposte divine o certezze assolute. Siamo oggi come persone nel deserto, alla ricerca di un’oasi e non sappiamo se esista davvero. Ma forse proprio in questa ricerca, nell’impossibilità di trovare un approdo sicuro, sta la vera natura dell’uomo: un esser desiderante, in perenne movimento verso qualcosa che non possiamo mai afferrare del tutto.

E l’arte, in tutta la sua ambiguità, continua a essere il nostro rifugio e la nostra sfida: un luogo di riflessione profonda, dove il vero, il bello e il tragico si fondono, senza mai tradirci.

In un mondo che sembra aver perso la sua bussola, l’arte ci chiede di non smettere di cercare, di continuare a domandarci chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando. È questo il compito che ci viene affidato: un cammino verso una luce che forse non ci salverà, ma che, nel suo splendore fugace, ci permetterà almeno di guardare la nostra ombra, di comprendere meglio la nostra fragilità e, magari, di accettarla.

Questo mio pensiero odierno si riflette sull’umanità e sull’arte come strumenti di esplorazione e comprensione della nostra esistenza, tracciando un percorso tra il passato e il presente, tra la luce e l’ombra, in un linguaggio che richiama la cultura e l’intellettualismo senza mai perdere di vista la potenza emozionale e riflessiva dell’arte stessa. E’ un invito a interrogarsi, a confrontarsi con le proprie inquietudini e a cercare, nel proprio cammino, quella luce che l’arte ha sempre saputo suggerire, anche nei suoi momenti più oscuri.

Alberto Moioli

riflessione a margine della conferenza 2025

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